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Casa nel Chianti

Luogo |  Badia a Montemurlo, Radda in Chianti (SI) – Italia

Progetto | Riccardo Butini

Collaboratori | Francesco Bindi,
Alessandro Cambi

Anno |  2004-2008

Percorrendo la strada Chiantigiana da Radda a Figline si scorgeva improvvisamente il braccio sinistro del transetto dell’antica chiesa di S.Pietro, originariamente compresa nell’abbazia camaldolese di Badia a Montemuro. Ridotto a rudere e isolato dal resto del borgo viveva uno sconcertante ma suggestivo stato di “abbandono”.

Il progetto affronta il recupero della vecchia struttura e la sostituzione di un modesto edificio a destinazione agricola per realizzarne una residenza privata.
I resti dell’antico transetto e il volume ricostruito sono ordinati lungo un’asse che li raccorda nei due piani, orizzontale e verticale, consentendo il superamento degli scarti di quota.
La nuova costruzione accoglie la zona giorno, mentre le camere trovano spazio nella porzione esistente. Al suo interno, una scala porta al piano superiore, dal quale si accede a un terrazzo ricavato sulla nuova copertura, conclusione di un possibile percorso di comprensione del rapporto tra architettura e paesaggio.
Le murature antiche, in pietra locale, benché evidentemente rimaneggiate, sono conservate, all’esterno come all’interno, a faccia vista. Ripetendo una pratica consolidata nella secolare storia del borgo, le integrazioni necessarie sono realizzate con materiale di recupero.
Il nuovo volume, intonacato, si accosta alla preziosa muratura del transetto, tentando una difficile connessione, risolta con superfici di vetro. Uno scarto di quota della copertura consente di illuminare tutto il percorso interno.
Il prospetto a valle propone semplici finestre rettangolari e una grande apertura quadrata che, come una tela doppiamente dipinta, descrive lo spazio domestico da una parte e dall’altra mostra il paesaggio che rinnova il proprio ruolo di fondale.
Il prospetto rivolto al borgo, quasi privo di bucature, mette in risalto un piccolo portale ad arco appartenente all’antica struttura camaldolese.
Uno scarto del volume, un arretramento minimo, segna l’ingresso.
Resti di muri di contenimento che affiorano dalla folta vegetazione, tracce di un razionale disegno del terreno, sono recuperati e completati con alcuni tratti di nuova costruzione.

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